
Gender pay gap, strategie possibili per superarlo: il nuovo articolo della nostra speciale contributor
Il gender pay gap continua ad essere un'emergenza sociale, in Italia e nel mondo. Nel nuovo articolo Madonnager ne descrive le cause e suggerisce alcune strategie per favorirne il superamento definitivo.
di Atena Manca *

Ah, il gender pay gap. Quella meravigliosa, frustrante differenza di retribuzione tra uomini e donne che, proprio come i regali di Natale brutti, non passa mai di moda. Alla fine del 2024 siamo ancora qui a parlarne, perché… sorpresa! Le donne in Italia continuano a guadagnare mediamente 83 centesimi per ogni euro guadagnato dai loro colleghi uomini. Sì, hai letto bene: un quinto in meno. Tutto ciò nonostante anni di discussioni, battaglie, hashtag su Instagram e campagne di sensibilizzazione. Il gap è ancora lì, proprio come le tue email non lette al venerdì sera.
Le cause del gender pay gap
Perché siamo ancora bloccate qui, quasi nel 2025, con stipendi che sembrano un po’… beh, “rimpiccioliti”? Ecco alcune delle cause principali che ci tengono bloccate in questo scenario.
Segregazione occupazionale
Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Beh, non molto, se consideri che le donne continuano a essere impiegate nei settori che pagano meno. Salute, istruzione, cura della persona: tutti mestieri essenziali, ma che non ti renderanno mai ricca. Nel 2024, solo il 28,2% delle donne lavora in settori STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), che offrono salari più alti. Quindi, se fai la maestra d’asilo, sì, sei una santa… ma non aspettarti di comprare una villa con piscina grazie al tuo stipendio.
Il “Motherhood Penalty” (o penalità per la maternità)
Essere mamma dovrebbe essere un superpotere, giusto? Ma invece di premiarci, il mercato del lavoro ci penalizza. A parità di ruolo, le donne con figli guadagnano in media 75 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini con figli. Perché? Perché si dà per scontato che la donna debba “gestire la famiglia” e non possa dedicarsi al 100% al lavoro come farebbe un uomo. Praticamente, diventare mamma è l’equivalente lavorativo di chiedere un downgrade volontario… anche se poi corri come una pazza per fare tutto.
Accesso limitato ai ruoli di leadership
E poi c’è il classico soffitto di cristallo. Sì, nel 2024 ancora solo il 31,7% delle donne occupa ruoli dirigenziali, e la percentuale scende al 25% quando parliamo di posizioni ai vertici. Quindi, non solo ci sono meno opportunità di avanzamento, ma ciò si traduce anche in stipendi più bassi. Perché sì, i ruoli di leadership tendono a essere quelli meglio pagati, e se non ci arriviamo, il gap resta.
Gli impatti del gender pay gap
Non si tratta solo di giustizia sociale o di una questione di morale. Il gender pay gap ha un impatto reale sull’economia. Colmare questo divario potrebbe far crescere il PIL mondiale di 28 trilioni (!) di dollari entro il 2025. In Italia, si stima che l’integrazione completa delle donne nel mercato del lavoro potrebbe aggiungere fino a 16 miliardi di euro all’economia nazionale. Sì, hai capito bene: parità retributiva non significa solo equità, ma anche soldi veri, sonanti, e tanti!
Quali soluzioni?
Ora, cosa possiamo fare per sbarazzarci finalmente di questo gap fastidioso? Ecco alcune idee brillanti (e pratiche).
Maggiore trasparenza salariale
Ecco una novità rivoluzionaria: perché non rendere pubblici i dati sugli stipendi? Se non ci sono segreti, possiamo smettere di chiederci «quanto guadagna il mio collega?». Se le aziende fossero obbligate a rivelare i loro dati retributivi, le donne potrebbero finalmente capire dove si trovano le vere disparità e chiedere di essere pagate quanto meritano.
Politiche di conciliazione vita-lavoro
Il motherhood penalty si può ridurre, ma servono politiche che incoraggino la flessibilità lavorativa e la condivisione dei congedi parentali. Se anche gli uomini avessero congedi parentali adeguati, il carico familiare non graverebbe solo sulle donne, e magari le mamme non vedrebbero le loro carriere prendere il volo… ma verso il basso.
Promuovere l’accesso ai ruoli di leadership
Ah, le famose quote di genere: amate e odiate, ma necessarie. Le aziende devono impegnarsi a promuovere le donne ai vertici, e non solo perché fa bella figura sul bilancio sociale. Più donne nei ruoli apicali significa più modelli di riferimento per le nuove generazioni e, ovviamente, stipendi migliori per tutte noi.
La speranza per il futuro
Non è tutto buio e tetro, eh! Nel 2024, ci sono progressi in settori come l’intelligenza artificiale e la tecnologia, con la partecipazione femminile nelle professioni legate all’AI che è raddoppiata dal 2016. Quindi, se c’è una cosa che possiamo imparare, è che con politiche giuste e opportunità adeguate, il cambiamento è possibile.
Il nostro impegno
La battaglia per la parità retributiva non riguarda solo le donne, ma è una questione di uguaglianza e progresso per tutti. Se vuoi saperne di più su leadership femminile, conciliazione vita-lavoro e altri argomenti scottanti, seguimi sul mio blog Madonnager.it e su Instagram.
Madonnager di tutto il mondo, uniamoci!

* Chi è l’autrice
Atena Manca è una professionista con quasi 20 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione. Laureata in Economia per l’Arte e la Cultura all’Università Bocconi e con un Master in Marketing a Publitalia ’80, ha completato di recente il corso Mastering Digital Marketing in an AI World alla London Business School. Creatrice del blog Madonnager.it, Atena condivide riflessioni e consigli (anche quelli non richiesti!) su come bilanciare carriera, maternità e vita personale, sempre con un pizzico di ironia.
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