
Formazione di qualità e fiducia condivisa: l’economia del domani secondo APAFORM
Andare oltre schematismi e generalizzazioni per vincere la sfida del futuro: è l'appello lanciato da APAFORM a chiusura dell'VIII Giornata dei Formatori di management, che si è tenuta lo scorso 25 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia.

«Verso una nuova economia – Dilemmi e formazione»: è questo il tema scelto per l’ottava Giornata APAFORM dei Formatori di Management, organizzata nel Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, lo scorso 25 ottobre.
Strategica la scelta del luogo che ha ospitato l’iniziativa promossa dalla realtà senza fini di lucro nata nel 2013 per volontà di ASFOR, l’Associazione italiana per la formazione manageriale.
Il Centro internazionale Loris Malaguzzi è infatti sorto sulle ceneri di un ex magazzino del formaggio trasformato in uno spazio aperto a tutte le età, dove si innovano cultura ed educazione, partendo dalla consolidata esperienza dei nidi e delle scuole d’infanzia della città.
La visione «glocal» dei padroni di casa non poteva insomma che essere condivisa da APAFORM, come rimarcato dal segretario Mauro Meda, presentando il programma della giornata, strutturata in due parti, mattutina e pomeridiana, intervallate da una sessione seminariale.
Quest’ultima ha previsto la suddivisione dei presenti in tre gruppi di lavoro, con l’obiettivo di formulare per l’appunto una serie di domande a partire ciascuno da un «dilemma» diverso.
Il primo dei tre ha messo a confronto «la sostenibilità con la performance»; il secondo «la meritocrazia con l’inclusione»; il terzo «le generazioni», spinte a cercare «punti di convergenza e dialogo sul senso del lavoro».

Al di là delle differenti (e stimolanti) suggestioni emerse dai gruppi di lavoro, tutta la giornata ha messo in luce la volontà della platea di andare oltre schematismi e generalizzazioni, mettendo al centro le persone e la necessità di guardarsi in faccia, «di stringersi la mano», come ad esempio ha sottolineato il ricercatore Lorenzo Semplici, presentando il Manifesto della Nuova Economia del Centro Studi e Valutazioni Next da lui presieduto.
In un’epoca come la nostra, ha rimarcato lo studioso, è infatti necessario andare oltre il concetto stesso di dilemma, che individua «una situazione di incertezza che mette in crisi l’individuo».
Oggi, invece, servirebbe avere uno sguardo civile generativo, alla maniera indicata da Erik Erikson, che individua i quattro stadi del «desiderare, generare, prendersi cura, lasciare andare».
Secondo Semplici, quindi, sarebbe arrivato finalmente il momento di andare oltre il Pil per concentrarsi invece sugli indicatori di benessere multidimensionale, come tracciato nel Primo Rapporto sulla nuova economia in Italia curato dal Cesva.
In maniera analoga, è giunta l’ora di mandare in soffitta il concetto di meritocrazia, a favore di una sua democratizzazione, tenendo presente anche la via italiana alla leadership, di tutt’altra natura rispetto a quella di origine anglosassone.

Dell’ultimo aspetto ha parlato in particolare Giovanna Gregori, consigliera delegata dell’Associazione italiana imprese familiari. L’imprenditrice si è soffermata sul «legacy book» da loro curato, con lo scopo di far emergere un set di valori che permettano alle generazioni successive di orientarsi su quale sia il futuro della «italian way» all’impresa, che dovrà basarsi sempre più sui concetti di economia circolare, cambiamento climatico, cultura condivisa e benessere delle persone, al lavoro e nel privato.

A sua volta, l’economista Stefano Zamagni ha ricordato come, almeno finora, non sia stato possibile applicare tutte e le tre diverse declinazioni oggi attribuite alla parola «sostenibilità»: alla sua nascita, che il professore fa risalire al 1700, indicava solo quella ambientale, mentre la dimensione sociale ed economica sono arrivate solo una trentina d’anni fa.
Oggi invece la sostenibilità sarebbe diventata un vero e proprio «trilemma» di natura politica, per il professore risolvibile solo rinnovando il patto di fiducia con i cittadini, ossia con un impegno concreto, non con vaghe aspirazioni del cuore.
All’avvento della nuova economia bisogna insomma prepararsi per bene, supportati da una formazione di qualità come quella che può fornire APAFORM a chi voglia lavorare nel settore in maniera seria e certificata.

La questione è stata affrontata in chiusura di giornata dal presidente Elio Borgonovi e da Amarildo Arzuffi, direttore Area Formazione Fondimpresa. Alla fuga dal lavoro per burnout si risponde accreditandosi come una vera e propria «clinica della società», ha sottolineato Borgonovi, che ha richiamato tutti i partecipanti alla necessità di rispondere insieme alla sfida di creare fiducia.
Altrettanto essenziale è dare giusta dignità alla formazione, ha ribadito a sua volta Arzuffi: «Di lavoro ce n’è tanto e ce n’è per tutti», ha sottolineato il responsabile Formazione di Fondimpresa. Per svolgerlo, servirà più forza lavoro straniera e senior.
Di qui la necessità di una rivoluzione copernicana dell’intero sistema scolastico e accademico, che dovrà rivolgersi a tutte le generazioni, non solo ai giovani, il che significa anche investire bene i denari pubblici destinati alla formazione. Come? Per esempio dicendo definitivamente addio alla patologica tendenza, tutta italiana, alla micro-organizzazione.
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