
Infelicità al lavoro, il primato d’Europa all’Italia secondo Great Place To Work
Nella prima edizione dello "European Workforce Study" sono state rielaborate le opinioni di quasi 25 mila collaboratori provenienti da 19 Paesi europei in merito al proprio grado di soddisfazione al lavoro. Poco incoraggianti i dati complessivi, in particolare quelli raccolti in Italia.

Star bene al lavoro aiuta anche la produttività, ma la realtà dice purtroppo l’esatto contrario, soprattutto in Italia. Secondo lo European Workforce Study, pubblicato per la prima volta da Great Place To Work, l’indice medio di soddisfazione lavorativa è infatti fermo al 59% e solo al 43% in Italia, che si piazza all’ultimo posto.
La classifica contenuta nell’indagine si basa sulla rielaborazione delle opinioni espresse da quasi 25 mila collaboratori dislocati in 19 Paesi del Vecchio Continente. Di questi i più soddisfatti sono i danesi, seguiti da norvegesi e svedesi. I più scontenti sono, oltre agli italiani, i lavoratori di Cipro (53%), della Polonia (47%) e della Grecia (44%). Tra i settori economici in cui il grado di soddisfazione è relativamente maggiore, spiccano la tecnologia (65%), la finanza (63%) e servizi professionali (62%).
Visti i numeri complessivamente poco incoraggianti, l’indagine di Great Place To Work si domanda quali siano le ragioni dello scontento che colpisce la maggioranza dei lavoratori europei.
Innanzitutto, molti di loro non si sentono valorizzati dal management che quasi in un caso su due, a loro giudizio, non prende in considerazione con reale interesse i suggerimenti e le idee sviluppate dai dipendenti.
Essere trattati con rispetto, l’equilibrio tra lavoro e vita privata, la sicurezza psicologica, la coerenza della leadership e ricevere una retribuzione equa sono in sintesi i cinque principali fattori che determinano il grado di soddisfazione dei dipendenti europei.
In particolare, il legame tra la qualità della leadership e i risultati aziendali è un aspetto al centro dello studio di Great Place to Work, che considera la questione della fiducia nei propri capi un elemento base di un modello che tiene conto dei seguenti tre componenti: credibilità del management, equità nel trattamento e rispetto nei confronti dei collaboratori.
Questo tipo di modello è adottato con differenze notevoli da Paese a Paese europeo: i più virtuosi sono di nuovo i danesi, seguiti dai Paesi Bassi (63%), Norvegia e Svezia (62%). In fondo alla classifica si piazzano invece Francia (49%), Polonia (48%), Grecia, Lussemburgo (47%) e Italia (44%), in cui meno di un collaboratore su due si fida dei propri responsabili, a fronte di una media europea del 55%.

Sui dati emersi dallo European Workforce Study ha detto Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia: «La qualità della leadership ha un impatto positivo e profondo sulle prestazioni di un’organizzazione e in questo senso l’indagine svolta dimostra come la soddisfazione, la fidelizzazione e il sostegno dei dipendenti ne guidano in maniera diretta la produttività quando si è in presenza di leader di cui ci si può fidare».
Quando manca una leadership credibile, prosegue Zollo, la percentuale dei collaboratori contenti scende a solo il 4%, «un divario di ben 85 punti percentuali se confrontato con il livello di soddisfazione (89%) mostrato dai collaboratori dei migliori luoghi di lavoro europei (Best Workplaces Europa 2024)».
Secondo il Ceo di Great Place To Work Italia, è insomma arrivato il tempo «per i leader delle organizzazioni e per le scuole di management di agire sulle capacità dei futuri manager di conquistarsi la fiducia dei propri collaboratori. Da qui, e non solo dall’innovazione e dalla tecnologia si può partire per aumentare la produttività di questo Paese».
In sintesi ecco le dieci ragioni per cui i collaboratori europei si sentono insoddisfatti:
– Mancato apprezzamento dei manager: sono meno di uno su due (49%) i responsabili che apprezzano un lavoro ben fatto e l’impegno mostrato dai collaboratori.
– Dialogo di facciata management-dipendenti: solo il 48% dei responsabili ricerca, con reale interesse, suggerimenti e idee dei dipendenti, prendendoli in seria considerazione.
– No extra premi: il 47% dei dipendenti dichiara di avere l’opportunità di ottenere un riconoscimento speciale.
– Stipendi poco equi: il 45% dei collaboratori ritiene di essere pagato in maniera equa per il lavoro svolto.
– Esclusione dalle scelte fondamentali sull’ambiente di lavoro: solo il 44% dei manager coinvolgono le persone nelle decisioni che influiscono sulle modalità e sul luogo di lavoro
– Favoritismi nelle nomine: poco più di 4 collaboratori su 10 (43%) pensano che i manager non facciano favoritismi.
– Welfare aziendale assente: il 42% dei collaboratori europei si vede riconosciuti dei benefit particolari.
– Diversità e inclusione: per i dipendenti solo nel 38% dei casi le organizzazioni europee comunicano in maniera efficace le informazioni relative alla neurodiversità e ai servizi di supporto.
– Meritocrazia: poco più di un terzo dei dipendenti europei (37%) ritiene che le promozioni vadano a chi le merita di più.
– Redistribuzione degli utili: solo il 36% dei collaboratori delle organizzazioni europee ritiene di ricevere una parte equa della ricchezza prodotta dall’azienda.
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