Francesco Fanelli e la “leadership 3.0” del gruppo BTS

Intervista al Managing Director di BTS Italy, che si sofferma sulle caratteristiche delle soluzioni offerte dal gruppo di consulenza aziendale, nato in Svezia a metà anni Ottanta e approdato in Italia nel 2016, basate su simulazioni di modelli di leadership sempre più realistiche e immersive.

Puntare sullo sviluppo delle persone, gettando l’innovazione e la creatività oltre ogni tipo di ostacolo, è una scelta strategica per BTS Group, la realtà leader nella consulenza aziendale, nata a Stoccolma a metà degli anni Ottanta e approdata a Milano nel 2016. Change e Talent Management, accanto ai settori del Leadership Development e del Learning & Development, sono il cuore dell’attività del gruppo che comprende oltre 1.200 aziende, di cui più di quaranta tra le maggiori al mondo. Del grande macrocosmo internazionale, che si distingue per la capacità di offrire soluzioni tagliate ad hoc sulle esigenze aziendali più diverse, abbiamo parlato con Francesco Fanelli, Managing Director di BTS Italy, nell’intervista che segue.

Francesco Fanelli, Managing Director di BTS Italy, racconta quali sono le strategie che caratterizzano il gruppo leader nella consulenza aziendale nato a Stoccolma nel 1986 e in Italia nel 2016
Francesco Fanelli

Il suo ruolo le ha permesso di osservare molteplici strategie aziendali che differiscono sicuramente anche per via dei diversi comparti in cui operano: in ogni caso, a suo giudizio, quali caratteristiche non devono mai mancare in una leadership al passo con i tempi? Cosa intende per evoluzione della leadership, passata dall’essere 1.0 ad essere 3.0?
In BTS riteniamo che la Leadership sia “contestuale”: un leader riconosciuto come eccellente in un contesto, potrebbe trovarsi in difficoltà in un’azienda con una cultura e una strategia diversa. Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche che ritengo indispensabili per una leadership moderna e efficace, che abbiamo riassunto nella leadership 3.0.

Quindi chi sono per voi i leader 3.0?
Sono persone che non soltanto devono guidare i team alle performance, creando allineamento e fornendo feedback puntuali (leadership 1.0), devono anche moltiplicare l’intelligenza collettiva, creare collaborazione e coinvolgimento per affrontare le sfide associate al cambiamento e alla complessità (2.0). Infine, devono saper ispirare, comprendere e gestire le emozioni proprie e altrui, costruendo un ambiente di lavoro positivo e inclusivo (3.0).

Alle origini della casa madre, nata in Svezia nel 1986, c’è la “S”, terza lettera dell’acronimo che vi contraddistingue e che all’epoca significava “simulation”, ossia già dagli inizi il gruppo ha costruito “simulazioni” di modelli di leadership a beneficio dei propri clienti: quanto è cambiato nel tempo il modo in cui costruite i vostri assessment, in particolare quando li utilizzate per definire le competenze e il potenziale dei collaboratori?
Le simulazioni sono sempre state al cuore del nostro approccio. Inizialmente, erano principalmente esperienze in aula, dove i partecipanti potevano esercitarsi in un ambiente controllato e ricevere feedback immediato. Con l’evoluzione delle tecnologie digitali, abbiamo integrato nuovi strumenti e piattaforme che ci permettono di creare simulazioni ancora più immersive e realistiche, che ci consentono di offrire esperienze personalizzate e scalabili. Le utilizziamo infatti anche per valutare competenze, potenziale o readiness delle persone per ruoli nuovi: le osservazioni svolte durante le simulazioni e la raccolta e l’analisi dei dati delle simulazioni sono diventate componenti chiave dei nostri assessment. Questo ci permette di fornire insight dettagliati e raccomandazioni mirate per lo sviluppo delle competenze e la gestione del talento.

Date molta importanza anche al coaching, calibrandolo sulla base delle esigenze dei vostri clienti: anche in questo caso, che cosa non deve mai mancare in un’attività del genere che si rispetti?
Un’attività di coaching di valore deve essere centrata sulla persona, tenendo conto delle sue specifiche esigenze, contesti e obiettivi. Deve esserci una profonda relazione di fiducia tra il coach e il coachee, ed è fondamentale che il coaching non sia un intervento puntuale, ma un processo continuativo che promuova il miglioramento costante. Il coaching deve portare a una consapevolezza maggiore riguardo alle proprie capacità, alle proprie aree di miglioramento e al modo in cui queste influenzano il lavoro e le dinamiche di team.

Non ama molto la parola formazione, presumo perché troppo generalista: potrebbe sostituirla con quale parola o espressione più completa per raccontare come la concepisce e declina BTS?
La formazione è solo una parte di quel che facciamo. Il nostro purpose è di ispirare e formare i leader a svolgere il miglior lavoro della loro vita. Aiutiamo le persone a comprendere meglio le priorità aziendali, a sviluppare i mindset richiesti nei loro ruoli per agire queste priorità e a sviluppare le competenze necessarie. Lo facciamo costruendo esperienze pratiche, simulazioni realistiche e attraverso il coinvolgimento attivo dei partecipanti. Non si tratta solo di trasferire conoscenze, ma di creare allineamento e ingaggio per raggiungere I risultati di business attesi.

Quindi, se dovesse spiegarmi “chi siete voi”, come lo farebbe?
Siamo un gruppo globale di consulenti appassionati e innovatori, dedicati a trasformare le strategie aziendali in risultati concreti. Crediamo nell’importanza di mettere le persone al centro di ogni cambiamento e lavoriamo a stretto contatto con i nostri clienti per creare esperienze di apprendimento che siano coinvolgenti e trasformative. Chi siamo? Siamo partner nel viaggio verso il successo, impegnati a sbloccare il pieno potenziale delle organizzazioni e dei loro talenti, aiutando a sviluppare leader capaci di ispirare e orientare verso il futuro.

Siete molto attenti alle tematiche DE&I: in che modo le applicate in concreto?
La Diversity, Equity e Inclusion sono fondamentali nel nostro approccio. Non si tratta solo di un concetto teorico, ma di un principio che guida ogni nostra azione. Lavoriamo con i nostri clienti per costruire ambienti di lavoro inclusivi, dove ogni persona, indipendentemente dalle sue origini, genere o esperienza, possa esprimere il suo massimo potenziale. Lo facciamo creando esperienze di apprendimento che promuovano l’inclusività, utilizzando simulazioni che stimolino il dialogo e la comprensione reciproca.

Francesco Fanelli, Managing Director di BTS Italy, racconta quali sono le strategie che caratterizzano il gruppo leader nella consulenza aziendale nato a Stoccolma nel 1986 e in Italia nel 2016

A suo avviso, come si fa a tenere ingaggiate le persone nelle aziende?
Per mantenere alto il livello di engagement nelle aziende, è fondamentale creare un ambiente di lavoro che sia stimolante e gratificante. Tre elementi su tutti: dare un senso. Le persone devono poter vedere un legame tra il loro lavoro, i propri valori e le priorità aziendali. Per questo motivo i leader devono saper comunicare chiaramente la visione e gli obiettivi dell’azienda, coinvolgendo e ascoltando tutti, aiutando le persone a comprendere come il loro lavoro contribuisca al successo complessivo.
Riconoscere e premiare i contributi dei dipendenti, valorizzando i loro successi e offrendo feedback costruttivo. E infine promuovere una cultura positiva, che valorizzi la collaborazione, la trasparenza e l’inclusione, offrendo flessibilità e supporto per le esigenze individuali.

Per concludere, una domanda futuristica: come si immagina sarà il mondo del lavoro di qui al prossimo millennio? O forse è un lasso di tempo troppo lungo per fare delle ipotesi credibili?
Impossibile prevedere cosa accadrà tra un anno, figuriamoci immaginare il prossimo millennio! Sono ottimista: le tecnologie ci permetteranno di concentrarci e fare quel che ci piace di più, con molta meno fatica rispetto a quel che facciamo oggi, rispettando di più gli altri e la natura.

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