Buste paga imprecise fonte di ansia e stress soprattutto per donne e giovani
Lo “State of payroll report 2024” si basa su un’indagine che ha coinvolto più di 2.500 professionisti di diverse fasce demografiche e settori nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Germania, oltre a più di 1.300 responsabili HR e Payroll. Tra i dati più significativi, il fatto che oltre 4 lavoratori su 10 abbiano riscontrato errori nelle loro buste paga, con conseguenze psicologiche significative.

Ritardi o irregolarità in busta paga? Nell’ultimo anno hanno colpito 4 lavoratori su 10, e per quasi uno su 5 (18%) gli errori sono stati tre o più nel giro di 12 mesi. È quanto emerge dallo “State of payroll report 2024”, basato su un’indagine condotta su più di 2.500 professionisti di diverse fasce demografiche e settori nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Germania, oltre a più di 1.300 responsabili HR e Payroll. Secondo l’indagine, inoltre, oltre 4 lavoratori su 10 (42%) hanno ammesso che questo tipo di disguidi può impattare in maniera negativa sulla loro soddisfazione, generando mancanza di fiducia nei confronti del datore di lavoro.
Il report sopra citato smentisce tra l’altro l’opinione diffusa che queste situazioni colpiscano esclusivamente le realtà aziendali più piccole. Oltre la metà dei dipendenti intervistati (53%) ha infatti avuto almeno un problema con le buste paga nella propria carriera, con il 50% che ne ha sperimentato uno nell’ultimo biennio, mentre quasi l’11% ha subito un errore in busta paga solo nel mese precedente al sondaggio.
Qual è l’errore più comune? Il ritardo nei pagamenti, la tipologia di problema con le conseguenze più antipatiche, dal momento che genererebbe l’insorgere di stress e ansia, come ha dichiarato il 47% degli intervistati. La “pressione familiare” è la terza conseguenza più comune (23%), dopo il “rinvio di pagamenti necessari”: il 37,6% degli intervistati ha riferito che i ritardi nella percezione del salario li ha costretti a saldare in ritardo bollette e affitti o li ha messi in situazioni di scoperto.
Secondo lo studio, a soffrire delle conseguenze psicologiche più pesanti, sarebbero in particolare le donne. L’impatto emotivo degli errori è infatti avvertito in modo più acuto dalle dipendenti rispetto alle loro controparti maschili, con oltre la metà (52%) che si sente stressata e ansiosa a causa di un pagamento in ritardo, rispetto al 42% degli uomini.
A livello anagrafico, invece, i più colpiti dagli sbagli sono i giovani: oltre il 70% degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni ha riscontrato un errore in busta paga negli ultimi due anni, rispetto a solo il 30% di quelli di età pari o superiore a 55 anni. Il motivo? Sebbene i lavoratori della Gen Z siano i meno propensi a controllare la propria busta paga (il 47% non la controlla ogni mese), questo tasso di errore più elevato potrebbe essere dovuto a una minore stabilità: i più giovani, infatti, in genere cambiano ruolo più spesso, sia per necessità sia per scelta.
Un’altra curiosità riguarda i lavoratori che godono di full smart working: nei tre mesi antecedenti al sondaggio, un numero inferiore di dipendenti da remoto (solo il 17%) ha riscontrato un errore rispetto a quelli in ruoli ibridi o completamente in presenza (per entrambe le categorie la percentuale è il 22%).
I lavoratori completamente da remoto condividono con i giovani la minore abitudine a controllare la propria busta, ma la più esigua percentuale di errori in questo caso potrebbe dipendere dal fatto che le aziende completamente smart abbiano strumenti più precisi a disposizione per monitorare l’erogazione dei pagamenti.
Considera molto significativi i dati dello studio Cristina Danelatos, CEO Area HR Innovation e IT Corporate di Zeta Service, azienda italiana specializzata nei servizi HR e payroll, che afferma: «In uno scenario altamente competitivo per le imprese diventa assolutamente fondamentale, per trattenere i propri collaboratori, dimostrarsi trasparenti ed esenti da pecche nell’elaborazione delle buste paga e dei pagamenti. Stipendi in ritardo ed errori minano il rapporto di fiducia tra il dipendente e l’azienda e rischiano di inficiare il clima all’interno del luogo di lavoro. Questo problema vale in piccole realtà come all’interno di contesti più strutturati. E, a proposito di contesti più organizzati, bisogna ricordare che queste situazioni, oltre a colpire i dipendenti, generano anche tensioni per gli HR Director, perché toccano la vita reale delle persone che lavorano in azienda, verso le quali chi si occupa di risorse umane prova un grande senso di responsabilità».

Non è, tuttavia, solo una questione legata ad aspetti umani. Tocca infatti spesso agli uffici HR la selezione dei fornitori che si occupano di payroll e HR administration: errori in questo ambito quindi producono delle conseguenze destinate a ripercuotersi in maniera significativa sulla vita degli addetti alle risorse umane in azienda.
E, a proposito di gestori in outsourcing dei servizi payroll, sembrerebbero proprio questi, rispetto a una gestione interna, a garantire una maggiore accuratezza: in 7 organizzazioni su 10 (71%) che esternalizzano le buste paga si riporta un impatto positivo sulla precisione delle buste. E quasi il 50% dei team HR spende quasi un giorno lavorativo ogni mese a correggere gli errori nei cedolini.
In merito, Cristina Danelatos sottolinea come nella loro azienda «la visione olistica della funzione HR» fa sì che ai loro clienti venga fornita direttamente «una quadratura dei dati di paga per conciliare i numeri HR e quelli Finance», il tutto grazie alla presenza di ascolto, empatia e responsabilità sociale, da Zeta Service considerati essenziali. «Soprattutto in un contesto in cui trovare figure professionali competenti è sempre più complicato e vitale per le imprese – ribadisce in chiusura la Ceo – lasciarsele sfuggire per disattenzioni nei confronti di aspetti così importanti può incidere in maniera determinante sulla competitività aziendale».
