Denatalità e lavoro: l’audizione dell’Istat alla Commissione parlamentare fotografa il cambiamento

Francesco Maria Chelli: «Più occupati, ma meno giovani nel mercato del lavoro e il saldo migratorio resta negativo»

L’occupazione in Italia continua a crescere, ma con un riequilibrio generazionale che vede diminuire i giovani lavoratori e aumentare la presenza degli over 50. Lo ha evidenziato Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, durante l’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica.
«Nel 2024 l’occupazione è aumentata per il quarto anno consecutivo, raggiungendo i 23 milioni 932mila occupati, con un incremento di 352mila unità rispetto all’anno precedente», ha spiegato Chelli. «Se guardiamo agli ultimi vent’anni, il saldo occupazionale è positivo: dal 2004 al 2024 gli occupati sono aumentati di 1,63 milioni (+7,3%). Tuttavia, la composizione per età è cambiata radicalmente: si contano oltre due milioni di giovani occupati in meno (15-34 anni) e quasi un milione in meno tra i 35-49 anni, mentre la crescita è stata trainata dagli over 50, aumentati di quasi cinque milioni».

L’audizione ha affrontato anche il tema della migrazione giovanile. «Dal 2013 al 2022 il numero di giovani italiani che hanno trasferito la residenza all’estero è aumentato costantemente, mentre i rientri sono stati molto più contenuti», ha sottolineato Chelli. «Di oltre un milione di espatriati, un terzo (352mila) aveva tra i 25 e i 34 anni e, di questi, il 37,7% era laureato».
Il saldo tra rientri ed espatri dei laureati è sempre negativo: «Tra il 2013 e il 2022 l’Italia ha perso oltre 87mila giovani laureati. Solo nel 2022 il saldo è stato di -12mila, con destinazioni principali come Germania (3mila emigrati) e Regno Unito (2,6mila)».

Il quadro generale della mobilità conferma una tendenza preoccupante. Come rimarca Chelli, «nel 2024 le emigrazioni hanno raggiunto il record di 156mila individui. Tra il 2014 e il 2024 gli espatri sono stati oltre 1,2 milioni, a fronte di soli 573mila rimpatri, con una perdita netta di 670mila cittadini italiani».

Il nostro continente resta la destinazione principale: «Nel biennio 2022-2023, il 75,7% degli italiani emigrati si è trasferito in Europa. Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera e Spagna hanno accolto complessivamente il 55% di questi flussi».

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